Al via la stagione estiva alla Rocca di Populonia iniziata in uno dei modi più vivaci, all'insegna del buon vino dell'Etruria Marittima. La lingua di costa etrusca in cui è incastonata la preziosa rocca, da millenni ospita l’allevamento della vite qui presente ben prima del popolo etrusco e della colonizzazione greca, come confermano reperti archeologici quali i vinaccioli.
L’arte del vino al tempo degli Etruschi é stata raccontata da Carolina Megale la direttrice del Museo Etrusco di Populonia, collezione Gasparri che nell’ occasione del recente weekend ha presentato un delizioso libro ”La passione degli Etruschi per il vino” archeologia del vino lungo la costa Livornese e oltre ed. Effegi. Il progetto è piacevole alla lettura grazie alle belle foto e al testo scorrevolissimo. Lo definirei una guida molto approfondita, in doppia lingua, proprio per saziare la sete di cultura del popolo italiano e dei molti turisti in visita sulla nostra costa, curiosi di scoprirne storie e curiosità.
Il libro, una vera e propria guida sulla storia del vino in Etruria, parte dall'alba della vinificazione ma ovviamente il focus è sull'Etruria e in particolare la Costa Marittima degli Etruschi. Grandi produttori di vino, degli Etruschi si descrive il valore identitario della bevanda stessa che è ricostruito grazie ai reperti archeologici: il consumo del vino inizialmente patrimonio degli aristocratici é presente nei rituali religiosi per divenire famoso poi nei simposi di nobili e di ricchi mercanti. L’autrice, nella serata di apertura dell’estate culturale 2026, ci ha raccontato dell’emancipazione delle donne etrusche, protagoniste insieme agli uomini delle conviviali; non solo servitrici prostitute o filatrici ma vere e proprie beneficiarie della beata libagione. Il popolo etrusco era noto per l’eleganza delle vesti “vestire all’etrusca” e i Romani (inizialmente ignoranti di viticoltura ed enologia) non risparmiavano poi “guardate come sono lascive le donne etrusche”.
Durante l’evento di Populonia, abbiamo ammirato di persona calici (kalix o calix dal greco petruzza o coppa) e crateri, reperti presenti anche nella collezione di Populonia, prodotti in bucchero la famosa ceramica cotta di colore nero propria del Popolo etrusco. Curiosa la descrizione di come veniva fatto il vino al tempo degli Etruschi che oltre a spezie a miele aggiungevano anche un pizzico di farina secondo Plinio il Vecchio e anche del cacio di capra. Proprio al museo di Populonia un’ antica grattugia in bronzo che la direttrice ci ha fatto esaminare: ecco spiegati i numerosi colini trovati vicino ai crateri. Il successo del vino etrusco ribadito anche grazie al commercio con Fenici, Greci, Romani ha permesso la divulgazione della cultura del vino; il vino veniva trasportato via mare in anfore che alla fine, una volta travasate, venivano distrutte arricchendo i fondali dell’arcipelago Toscano e molte ville nostrali.
La passione degli Etruschi per il vino é un libro di grande scorrevolezza che culmina con la figura del dio del vino Fufluns che ha un parente gemello in Tinia un dio oggi conservato al museo di Malibù: le figure sono pressoché identiche, entrambe mostrano un braccio mozzato ma che sicuramente era intento a sorreggere il calice.
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